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Sud Sardegna: cinque calette raggiungibili solo via mare

Scopri i gioielli nascosti del Sud Sardegna che il mare custodisce gelosamente.
 

Esiste una Sardegna che le mappe stradali non possono raccontare. È quella che inizia dove finisce l’asfalto e il rumore dei motori lascia spazio al suono del vento tra le vele. Per chi sceglie un charter a vela nel Sud Sardegna, la libertà non è solo un concetto, ma una rotta precisa.

In questo articolo vi sveliamo cinque perle della nostra costa che hanno una caratteristica comune: sono inaccessibili via terra.

Sella Del Diavolo

Situata a meno di un’ora di navigazione dal Porto, nel cuore del Golfo degli Angeli, il suo inconfondibile profilo è uno dei tratti più caratterizzanti di Cagliari.

Il suo nome è legato a un’antica leggenda: si narra che questo promontorio fosse un angolo di paradiso così bello da far invidia persino a Lucifero. Questi sfidò l’Arcangelo Michele in battaglia per strapparglielo, ma venne sconfitto e precipitò in mare — perdendo nell’impatto la sua sella — che rimase impressa per sempre sulla roccia, donando al promontorio la sua forma inconfondibile e il suo nome.

Le sue candide falesie calcaree, modellate dal vento, si tuffano in un mare cangiante dai riflessi smeraldo e turchese, creando un contrasto mozzafiato. Vista dalla barca, la scogliera rivela grotte marine e archi naturali, mentre la vegetazione rupestre — lentisco, euforbia, ginepro— profuma l’aria anche a distanza. Un luogo dove mito, storia e natura si sovrappongono senza soluzione di continuità.

Il fondale sabbioso lo rende un ottimo ancoraggio, ben ridossato da Maestrale.

Isola dei Cavoli

A meno di tre miglia nautiche dalla costa di Villasimius, l’Isola dei Cavoli sembra un frammento di mondo rimasto indietro nel tempo. Con il suo faro ottocentesco che la veglia in silenzio da oltre cent’anni, è interamente compresa nell’AMP di Capo Carbonara, istituita nel 1998 per tutelare uno degli ecosistemi marini più ricchi e vulnerabili del Mediterraneo occidentale.

I fondali circostanti sono tra i più celebri per le immersioni: praterie di Posidonia oceanica integre, banchi di barracuda, cernie di grande taglia e murene che stazionano tra gli anfratti rocciosi. A poca distanza dall’isola, riposano sul fondale i resti del mercantile francese Amilcar, affondato nel 1964. Nelle vicinanze si trova uno dei luoghi subacquei più emozionanti del Mediterraneo: la Madonna del Naufrago (Pietro Consagra), una scultura in marmo bianco di Carrara, situata a una profondità di circa 10 metri, in memoria dei marinai e dei naviganti dispersi in mare.

Il fondo è sabbioso-roccioso, con alghe; si raccomanda di ancorare esclusivamente nelle chiazze di sabbia, per preservare la Posidonia. Le piccole calette sul lato protetto dell’isola offrono ancoraggio sicuro e acque di un turchese cristallino.

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Cala Zafferano

Lungo la costa di Teulada, dove il promontorio più meridionale della Sardegna si sporge verso l’Africa, Cala Zafferano è rimasta per decenni custodita dall’area militare che la circonda — sottratta al turismo di massa quasi per caso, quasi per fortuna.

La spiaggia è una delle più belle del Sud dell’isola: sabbia finissima e bianchissima, che nel bagnasciuga si tinge di rosa antico per i frammenti di conchiglie depositati dalle onde. Il mare che la bagna è di una trasparenza rara, la bassa scogliera del fondale rimane perfettamente visibile anche dove la profondità aumenta, e questo fa sì che l’acqua cambi colore continuamente, dal verde smeraldo intenso al turchese, passando per tutte le sfumature.

Il paesaggio intorno completa il quadro con una precisione quasi teatrale. A est, su un alto promontorio che domina la baia, si staglia la torre di Porto Scudo, avamposto aragonese del Cinquecento che ha vegliato per secoli su queste acque. A ovest la spiaggia cede gradualmente agli scogli, dove il mare si fa più cupo. Alle spalle, oltre le dune abbaglianti, una macchia mediterranea fitta e rigogliosa profuma l’aria di mirto, lentisco e cisto, un confine verde tra il mare e il silenzio dell’entroterra.

Pan di Zucchero

Al largo di Masua, sulla Costa Iglesiente, si erge uno degli scenari più iconici e spettacolari di tutta la Sardegna: il Pan di Zucchero, un faraglione calcareo di 133 metri che emerge dal mare come una cattedrale naturale.

Lo vedi comparire da lontano, una forma bianca e verticale che si staglia sulla linea piatta dell’orizzonte. Quando sei abbastanza vicino da sentirne l’ombra sull’acqua, capisci che nessuna fotografia ti aveva preparato alla sua bellezza. Un gigante di roccia calcarea che si eleva a strapiombo, striato di ocra e grigio perla, scolpito dal vento in forme che sembrano deliberate. Dove la roccia incontra l’acqua, il mare diventa verde smeraldo nei fondali bassi, poi turchese, poi blu profondo nel giro di pochi metri, come se ogni sfumatura esistesse solo per esaltare il bianco della roccia. Il tramonto, qui, regala colori da cartolina.

Suggestiva anche la vista di Porto Flavia, poco distante; una galleria mineraria scavata nella roccia con le bocche che si aprono a strapiombo sul mare a trenta metri d’altezza.

Il fondale è alto, ma sabbioso; l’ancoraggio è ideale con venti deboli.

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Golfo della Mezzaluna

Il Golfo della Mezzaluna si apre sul versante meridionale di San Pietro come un anfiteatro dimenticato. Le pareti rocciose, trachite scura, vulcanica, fratturata dall’azione del mare, scendono a strapiombo per oltre venti metri prima di toccare l’acqua: blu profondo al centro, verde smeraldo vicino alle pareti, le grotte che si aprono sul mare, quello che i carlofortini chiamano la scogliera del Bue Marino. L’unica strada è il mare.

Ci si avvicina lentamente, con rispetto. Le grotte della Mezzaluna si esplorano in tender, SUP o a nuoto; cavità silenziose dove un tempo viveva la foca monaca, oggi presidiate dai gabbiani corsi e dai falchi pellegrini. L’acqua è profonda e cristallina, di quel colore cangiante che cambia con l’angolo del sole e non si riesce mai a descrivere con precisione — verde, azzurro, turchese, tutto insieme e nessuno dei tre. Sul versante occidentale, quasi invisibili tra la roccia, i resti di un’antica postazione militare guardano il mare in silenzio.

L’ancoraggio è adatto solo ai velisti più esperti: il golfo è esposto e i fondali sono rocciosi, adatti a chi conosce bene la propria ancora. La ricompensa, per chi si ferma, è avere tutto questo solo per sé.

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